Oggi vi presento questa ventata d'estate.
sottobosco gastronomico e dintorni
Oggi vi presento questa ventata d'estate.



Per ora, quest'anno nel nostro orto abbiamo piantato del basilico tipo genovese in abbondanza tale da poter averne per tutta l'estate, dei fagiolini a cornetto gialli, dei meloni lisci e retati, delle melanzane tonde di Firenze, svariati tipi di zucchine, e molti pomodori tra cui anche il pomodoro giallo originario, frutto dal cui pomodoro prende il nome, "pomi-d'oro".
Abbiamo tagliato a metà dei box di polistirolo di un nostro fornitore e abbiamo messo un po di terra cui diamo acqua due volte al giorno per mantenere il terreno umido e alcuni hanno già fatto capolino, tipo le cime di rapa e i ravanelli.
Anticipazione di un altro piatto che presto entrerà in menù che dopo lunghi esperimenti, prove e notti insonni è finalmente definito e "ovviamente" buonissimo.
Il pezzo una volta visionato (trattasi ancora di cinta senese allevata allo stato brado etc. etc.) ci è piaciuto molto ma per sciogliere tutto il grasso e il collagene che possiede abbiamo scelto di cuocerlo almeno 24 ore sottovuoto, e così abbiamo fatto mettendo nella busta sale grosso, pepe lungo del sud-est asiatico, alloro, aglio e rosmarino.La carne non ne ha sofferto ed è divenuta tenerissima . . . Grande!! Cottura aggiudicata!!
A questo punto dovevamo trovare il resto del piatto. Il primo tentativo è stato servirlo con dei cipollotti del nostro orto brasati espressi in padella, della rucola selvatica che dava una nota piccantina al piatto e un succo quasi come centrifugato di kiwi che puliva la bocca con la sua acidità e dava una nota fruttata al piatto. Conclusione : non male ma mancava quel qualcosa che poteva fare del piatto un piatto eccellente, volevamo mantenere quella nota di frutta che si abbinava bene col maiale ma avevamo bisogno soprattutto di un contrasto netto ed evidente che tirasse su il sapore.
Prova dopo prova abbiamo cambiato il kiwi con l'albicocca e ci è sembrato di fare un buon passo avanti, ma i cipollotti non ci sembravano più adatti e li abbiamo cambiato con della scarola appena passita in padella che restasse abbastanza croccante . . . quasi ci siamo, ma ancora no. Avevamo bisogno di un contrasto forte e netto che ti facesse andare più spesso la lingua sul palato ... allora ACCIUGHE!!! Boom !!! e poi ancora della senape che non potevamo mettere come salsa perché c'è già quella di albicocche allora l'abbiamo gelatificata con una discreta cromatura alla menta che la rende ancora più "balsamica" .
Conclusione del piatto: Spalla di Cinta Senese con scarola saltata alle acciughe dell'adriatico con salsa di albicocche e gelatina di senape e menta .
Non ancora soddisfatti abbiamo affumicato leggermente la carne con delle pigne di pino marino e dell'alloro secco per neanche un minuto e questa è stato davvero la chiusura del cerchio che da dei sentori come se fosse stato cotto alla brace e mette in moto non solo il palato ma anche la scatola dei ricordi.
La prova è stata entusiasmante ci è veramente piaciuto molto perché ad ogni volta riesci bene ad identificare i gusti dei vari ingredienti in modo molto netto ma si bilanciano lasciando la bocca sempre pulita e invogliata al boccone successivo . . . siamo sicuri che piacerà moltissimo

Se avete dei consigli sono ben accetti e vi prometto che presto vi sveleremo come si chiama il nostro locale anche se molti di voi credo lo sappiano già ... ciao ciao


Questo è davvero un prodotto di altissima qualità e trattato con cura e amore da mani esperte, i maiali di Massimo sono allevati allo stato brado nei boschi e nei pascoli sopra Monzuno nutrendosi quasi esclusivamente di quello che trovano in giro, la razza è la Cinta Senese che è una razza non troppo grande ed è particolarmente adatta a creare dei buonissimi salumi in quanto il suo grasso fonde ad una temperatura minore rispetto a quella dei comuni maiali rosa e quindi da 23 gradi come di comune vediamo che il grasso diventa umido e viscoso a 16 gradi e lo rende un grasso molto più piacevole al palato e facilmente ingeribile.

Poi una volta macellato viene trattato e lavorato e portato ad invecchiare per 24 mesi a Pavana Pistoiese nelle camere di stagionatura dell'azienda agricola Savigni dove il tempo, l'umidità, la temperatura e tutti gli agenti esterni danno vita a questo prosciutto che, garantito, è un prodotto unico . . . se riusciste a sentire che profumo che fa!!!

Questo è il piatto finito . . . e così è nato!